venerdì 31 marzo 2017

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martedì 28 marzo 2017

L’Europa compie sessant’anni: facciamole la festa

L’Europa compie sessant’anni: facciamole la festa: Mentre si celebrano i sessant’anni del Trattato di Roma che avviò l’avventura europea occorre chiedersi se l’Europa, divenuta un Superstato di polizia economica, sia riformabile dall’interno, come sostiene ad esempio Varo

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sollevazione: MANIFESTAZIONE DI EUROSTOP: TIRIAMO LE SOMME: [ 28 marzo ] Per alcuni un grande successo, per altri un mezzo flop,  per altri ancora, addirittura, un fallimento. Parliamo del corteo...

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lunedì 27 marzo 2017

LEX MONETAE E DIRITTO EUROPEO di Jacques Sapir

[ 24 marzo ]

Un Jacques Sapir insolitamente sintetico e tagliente accusa i sedicenti difensori dell’Europa, i quali negando che l’uscita dall’euro sarebbe regolata dalla Lex Monetae mostrano di non conoscere le leggi della stessa Unione europea e di basarsi piuttosto sulle affermazioni della discutibile agenzia di rating Standard & Poor’s. La Lex Monetae è chiaramente inscritta nei trattati europei: è stata invocata al momento dell’entrata nell’eurozona, e sarà ovviamente invocata di nuovo al momento dell’uscita…
 Tutti conosciamo l’argomento che coloro che si oppongono alla dissoluzione dell’euro o all’uscita dall’euro contestano a chi è invece convinto che tale uscita sia oggi l’unica soluzione possibile per l’economia francese: l’argomento del debito. Secondo questi critici i debiti della Francia si moltiplicherebbero semplicemente per il deprezzamento del nuovo franco francese. Essi mostrano di non credere a quel principio della legge internazionale definito Lex Monetae, o legge monetaria, che indica precisamente che tutto il debito emesso secondo la legge di un paese può essere ridenominato in una nuova valuta, se quel paese decide di cambiare valuta. Un ex Presidente della Repubblica, Nicolas Sarkozy tanto per fare il nome, ha pronunciato un discorso apocalittico su questa questione. Anche l’Institut Montaigne ha ripreso questo tema e ha dimostrato di non credere all’esistenza della Lex Monetae.
Lex Monetae e diritto europeo
Eppure questa “legge”, alla quale si faceva riferimento in  diritto internazionale negli anni ’20-’30 del Novecento per regolare il problema dei debiti degli stati che si sarebbero formati sui resti del decaduto Impero Austro-Ungarico, è esplicitamente menzionata dal diritto dell’Unione europea. Del resto è proprio in virtù di questo principio del diritto internazionale che il debito pubblico francese emesso in franchi fu convertito in euro nel 1999.
Il riferimento si trova nel regolamento (CE) n° 1103/97 del Consiglio del 17 giugno 1997, relativo ad alcune disposizioni per l’introduzione dell’euro. Questo regolamento è pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale [1] e può essere consultato in internet [2]. Il riferimento in particolare appare al paragrafo 8 ed è riportato qui di seguito:
“(8) considerando che l’introduzione dell’euro costituisce una modifica della legge monetaria di ciascuno Stato membro partecipante; che il riconoscimento della legge monetaria di uno Stato è un principio universalmente accettato; che la conferma esplicita del principio di continuità deve portare al riconoscimento della continuità dei contratti e degli altri strumenti giuridici nell’ordinamento giuridico dei paesi terzi;”
Be’, diciamo che è abbastanza stupido pretendere di difendere un’istituzione senza conoscerne le leggi. Perché, e questo è un punto importante, è detto proprio che “la conferma esplicita del principio di continuità deve portare al riconoscimento della continuità dei contratti e degli altri strumenti giuridici nell’ordinamento giuridico dei paesi terzi“. In altre parole, se il governo francese decide di ritornare al franco ad un tasso di conversione di 1 a 1 con l’euro, ha il diritto di farlo per quanto riguarda tutti gli strumenti giuridici e i contratti emessi all’interno dell’ordinamento giuridico francese. Ma è quantomeno strano che gli “esperti” europei ignorino le loro stesse leggi. È un po’ come se il Presidente della Repubblica [francese] dicesse che, secondo la Costituzione, il Presidente è eletto dal Parlamento…
Lex Monetae e agenzie di rating
Si può verificare inoltre come la citazione di una certa agenzia di rating, che fa da fondamento alle affermazioni catastrofiste dell’Institut Montaigne [3], venga direttamente invalidata dal sopra menzionato regolamento europeo: “Non c’è alcuna ambiguità (…) Se un emittente non adempie ai termini del contratto con i suoi creditori, ivi compresa la valuta in cui sono effettuati i pagamenti, dichiareremmo la situazione di default“, così ha detto recentemente Moritz Kraemer, direttore dei rating sovrani di Standard & Poor’s. Potremmo anche ignorare le agenzie di rating, ma resta il fatto che le loro opinioni sul rischio di credito (cioè di default) sono indispensabili per una buona gestione del rischio da parte degli investitori istituzionali (compagnie di assicurazione, fondi pensione e banche).
Se l’agenzia Standard & Poor’s decidesse di dichiarare il “default” della Francia, non sarebbe ovviamente seguita dalle altre agenzie e, soprattutto, non riuscirebbe a trovare nessun tribunale di livello internazionale disposto a convalidare la sua decisione. Perché i giuristi sanno bene che quanto accaduto nel 1999 si ripeterebbe, in virtù del principio giuridico del precedente. Il governo francese potrebbe anche citare in giudizio Standard & Poor’s per manipolazione del mercato del debito.
Combattere il “Progetto Paura”
La bellezza della Lex Monetae sta nel fatto che il debito pubblico emesso sotto diritto francese (che corrisponde al 97 percento del totale di questo debito) deve essere rimborsato nella moneta avente corso legale in Francia. Se la Francia decide che questa moneta è l’euro, il debito viene rimborsato in euro al tasso di conversione deciso dalla Francia. Se la Francia decide invece che la moneta avente corso legale sul suo territorio è (nuovamente) il franco, vale la stessa cosa. Detto altrimenti, i circa 1649 miliardi di euro di debito francese negoziabile [4] si trasformerebbero in 1649 miliardi di franchi.
Per quanto riguarda il debito privato delle famiglie e delle imprese francesi, se questo è stato emesso secondo il diritto francese, non cambia nulla. Il lavoro di Cédric Durand e Sébastien Villemont, pubblicato dall’OFCE (Osservatorio Francese per le Congiunture Economiche) e che uscirà tra qualche mese su una rivista internazionale, stabilisce con precisione le conseguenze dell’uscita dall’euro [5] e mostra che le imprese e le famiglie uscirebbero vincenti da questa situazione.
È quindi necessario capire che molti di coloro che parlano su questo tema, lo fanno esclusivamente per alimentare i timori e le paure dei francesi. Come nei mesi precedenti al referendum sulla Brexit, ci troviamo di fronte a un “Progetto Paura”. Progetto sconfitto col voto del giugno 2016. Bisogna sperare che anche gli elettori francesi sappiano opporvisi, con la ferma sicurezza di chi conosce i propri diritti.
NOTE
[1] Journal Officiel n° L 162, 19/06/1997 p. 0001 – 0003
[3] Chaney E., «A propos du monde imaginaire de ceux qui prônent une sortie de l’euro», Institut Montaigne, 02 marzo 2017

AUTODETERMINAZIONE DEI POPOLI E SOVRANITÀ NAZIONALE di Franz Altomare

[ 27 marzo ]

«Viene da chiedersi come è stato possibile che la sinistra storica nella sua trasmutazione genetica, specie quella sinistra che si compiace ancora di definirsi radicale o antagonista, sia potuta giungere al paradosso di voler combattere il globalismo del capitale sostenendo le tesi del nemico: abolizione di ogni sovranità, statale, nazionale o popolare che sia e libera e felice circolazione di capitali, merci e carne umana».

L’autodeterminazione dei popoli è il "principio in base al quale i popoli hanno diritto di scegliere liberamente il proprio sistema di governo (autodeterminazione interna) e di essere liberi da ogni dominazione esterna."

Per quanto questa locuzione nasca in un preciso periodo storico, i primi anni ’60 del secolo scorso, con riferimento alla piena indipendenza dei nuovi stati formatisi in seguito alla decolonizzazione, il concetto di fondo è sovrapponibile a quello di sovranità nazionale, con il pregio di non contenere le tanto controverse parole, sovranità e nazione, che disturbano oggi (ma non allora) gran parte della sinistra occidentale.

Parlare di sovranità nazionale fa storcere il naso a molte anime belle perché non in grado di distinguere in termini storici e di contenuto, in quanto offuscate da un malinteso internazionalismo proletario, declinato con successo nel globalismo delle libera circolazione dei capitali, delle merci e della carne umana.

La propaganda del capitalismo internazionale, globalista, oligarchico e apolide, ha fatto presa in quella che una volta fu la sinistra che aveva il compito di realizzare il sogno socialista.

Parlo di quella sinistra che ha barattato i diritti sociali con i diritti individuali.

Parlo della sinistra radicale e antagonista che si crogiola nelle suggestioni strampalate dei Toni Negri e dei Michael Hardt secondo teorie in cui le masse sfruttate diventano moltitudini con il dono di superare il capitalismo solo per il fatto d'esistere, come se il capitalismo fosse destinato ad estinguersi naturalmente per autoconsunzione di fronte alla potenza di individui desideranti e tecnologici, nella errata convinzione che dello Stato, e quindi della conquista del potere, se ne possa fare tranquillamente a meno.

L'ultima barriera che si ergeva a contenere il dilagare del capitalismo selvaggio erano gli stati nazionali.

Questa barriera sta per essere definitivamente infranta, consentendo di realizzare il dominio incontrastato dell'oligarchia mondialista; un dominio che si preannuncia millenario, esattamente come la folle profezia del dominio millenario vagheggiato nel Terzo Reich di Adolf Hitler, con la differenza che il mito della razza viene sostituito da quello del mercato.

Si dice: " Non riuscire a distinguere la destra dalla sinistra." Mai un modo di dire è stato così rappresentativo dell'incapacità colpevole di comprendere un'epoca storica.

Il concetto di nazione, storicamente successivo a quello di stato, fu sviluppato e messo a punto durante la Rivoluzione Francese, quando le idee innovative diffuse dall’Illuminismo affermarono il potere della nazione superiore a qualsiasi altro potere, compreso quello del re.

Anche all'epoca un'oligarchia parassitaria e improduttiva, tracotante e odiosa, detentrice di tutti i privilegi, rappresentata dal clero e dalla nobiltà, opprimeva un popolo ridotto alla fame.

La nobiltà d’allora somigliava molto all’oligarchia di oggi.
Globalista ante litteram poiché girava l’Europa a governare popoli a cui era completamente estranea, parlava diverse lingue, si sposavano tra loro per consolidare i rapporti tra diverse dinastie sparse in tutta Europa, utilizzavano eserciti stranieri e mercenari per fare guerre di dominio e di predazione, organizzavano la propaganda e il consenso con il potere mediatico di allora, ovvero la Chiesa che manipolava le coscienze garantendo l’ordine morale e politico tra i ceti popolari e legittimando l’autorità del re per diritto divino.

La scintilla che diede inizio alla Rivoluzione Francese con l’attacco alla Bastiglia il 14 luglio 1789 fu la decisione di Luigi XVI di ammassare soldati, tra cui milizie straniere, alle porte di Parigi e di Versailles con lo scopo di contenere la forte pressione per le riforme rivendicate dai delegati dell’Assemblea Nazionale e sostenute da tutto il popolo. Fu in quel momento che i francesi si riconobbero nella nazione e furono istituiti i comitati cittadini e la Guardia Nazionale.

La nazione è lo spazio geografico, storico e giuridico dove un popolo può esercitare la propria sovranità.

La nazione è un concetto così forte da portare in sé elementi rivoluzionari poiché la sovranità popolarenon può esprimersi altrimenti se non all’interno della sovranità nazionale e attraverso la sovranità statale.

Ma come tutte le idee forti la nazione non è riuscita a sottrarsi al rischio di strumentalizzazione in chiave mitica da parte del potere dominante.
Il capitalismo, che nasce e si sviluppa nelle dimensioni nazionali, ha utilizzato il mito della nazione per affermare la sua egemonia di classe dominante e consolidare l’economia del profitto nell’interesse della nazione e quindi del popolo ad essa corrispondente. Attraverso un’opera di mistificazione ideologica il capitalismo radica il suo potere nella sfera politica laddove l’interesse della nazione, e quindi del popolo, vengono narrati e fatti coincidere con gli interessi della classe al potere.
Andando oltre e forzando fino a trasfigurare il concetto di nazione nato dalla Rivoluzione Francese, il capitalismo, nelle sue fasi colonialiste e imperialiste, legittima i propri interessi di mero profitto e dominio vantando il primato di una nazione sopra un’altra, di un popolo contro un altro popolo e della guerra come strumento con cui alimentare la prosperità della propria nazione.

Occorre distinguere quindi tra nazionalismo di destra patriottismo repubblicano.

Il primo utilizza la sfera della nazione in maniera strumentale per affermare il proprio interesse di classe facendo leva sull’elemento identitario in chiave conflittuale per legittimare se stesso e creare consenso.

Il secondo è il presupposto per sviluppare la sovranità popolare in una prospettiva democratica necessaria per la costruzione di una società solidale, egualitaria, cooperativa con gli altri popoli e che possa contemplare l’orizzonte di progresso di comunità pacifiche libere di governarsi e ispirate ai principi universali e umanistici della ragionevole utopia socialista.

Il fraintendimento e il non discernimento del concetto rivoluzionario di nazione è purtroppo coerente con le teorie che sostituiscono la categoria concreta di popolo con quella vaga di moltitudine, lo stato con l’autorganizzazione separata dalla dimensione istituzionale ma ad essa subalterna, la conquista del potere con l’effimero ritaglio di spazi sociali fragili e vulnerabili all’ombra dello stesso potere.

Con la caduta del muro di Berlino nel 1989, esattamente due secoli dopo l’assalto alla Bastiglia, e il conseguente disfacimento dell’URSS negli anni successivi, il capitalismo può finalmente iniziare l’opera di smantellamento delle sovranità nazionali, dove si annida il peggior nemico del potere dominante, la sovranità popolare, e realizzare finalmente il sogno inconfessabile, ovvero un governo unico mondialedove le leggi le fanno il profitto, il mercato e i detentori di ricchezze.

Eppure dovrebbe essere così intuitivo che l’attuale sistema di potere rappresentato dalle oligarchie finanziarie e mondialiste promuove secondo un progetto di dominio totale il superamento delle nazioni e lo svuotamento dello stato, ridotto a filiale amministrativa periferica di interessi privati internazionali.

Viene da chiedersi come è stato possibile che la sinistra storica nella sua trasmutazione genetica, specie quella sinistra che si compiace ancora di definirsi radicale o antagonista, sia potuta giungere al paradosso di voler combattere il globalismo del capitale sostenendo le tesi del nemico: abolizione di ogni sovranità, statale, nazionale o popolare che sia e libera e felice circolazione di capitali, merci e carne umana.

La rivoluzione democratica non s’è mai compiuta, e la prospettiva socialista, che da quella rivoluzione politica e culturale deriva, appare sempre più lontana. Siamo in un’epoca crepuscolare e alle soglie di grandi e inevitabili cambiamenti, e questi potrebbero avvenire nel segno della continuità che ha caratterizzato finora la storia del genere umano: pochi privilegiati che opprimono grandi masse dove la libertà teorica resta quella di poter acquistare una merce inutile facendosi mancare il necessario oppure di scegliere in quale parte del globo farsi sfruttare.
Sarebbe il trionfo dell’Ancien Régime di sempre.

Bisogna continuare a lottare senza lasciarsi andare al pessimismo e soprattutto non bisogna perdere la testa, e se mai questo rischio dovesse realizzarsi, e allora che avvenga mentre succede qualcosa d’importante, come fu per Danton o per Robespierre.

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sabato 25 marzo 2017




























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venerdì 24 marzo 2017
















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I DIECI COMANDAMENTI DELLA NOSTRA CONFEDERAZIONE

[ 23 marzo ]


Le nostre idee sulla società che vogliamo 





(1) Il potere appartiene al popolo, non all'élite finanziaria

(2) Lo Stato prevale sui "mercati" 

(3) La comunità è la base per l'emancipazione della persona 

(4) L'eguaglianza e la solidarietà sono i principi della convivenza civile

(5) La dignità e il diritto al lavoro vengono prima di tutto

(6) La politica dirige e programma l'economia nell'interesse della collettività

(7)L'immigrazione va regolata, contro ogni discriminazione etnica e religiosa, in base alle possibilità della comunità 

(8) Per la sicurezza sociale, contro ogni forma di criminalità e di sopruso

(9) Per un patriottismo democratico, repubblicano e costituzionale

(10) Per la sovranità nazionale, contro la globalizzazione e l’Unione Europea 

Firenze, marzo 2017

Confederazione Liberazione Nazionale: 25 MARZO: TUTTI A ROMA

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giovedì 23 marzo 2017

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ROMA, 25 MARZO: PORTIAMO IN PIAZZA LE NOSTRE RAGIONI E LA NOSTRA RABBIA


Dal 24 al 26 marzo, a Roma, Lorsignori celebreranno i 60 anni dei Trattati con cui venne fondata la Comunità economica europea, e sulle cui fondamenta verrà poi costituito quel mostro che è l’Unione europea.
SABATO 25 MARZO CI SAREMO ANCHE NOI , CON UNA GRANDE MANIFESTAZIONE POPOLARE, PER CHIEDERE L’USCITA DELL’ITALIA DALL’UNIONE EUROPEA, DALLA ZONA EURO, DALLA NATO.
APPELLO per manifestare il 25 marzo a Roma contro il vertice della UE
Il prossimo 25 Marzo verranno “festeggiati” al Campidoglio i 6o anni dalla firma del “Patto di Roma” del ’57, con la partecipazione di 28 capi di Stato, che ha dato vita al processo che ha condotto nel tempo alla nascita della Unione Europea. In realtà questa non è affatto una ricorrenza da festeggiare in quanto la nascita della UE e l’introduzione dell’euro come moneta continentale hanno prodotto:
  • Un peggioramento netto e diffuso delle condizioni di reddito e di vita dei lavoratori, dei settori popolari e dei ceti medi spesso portati a livelli di povertà, soprattutto nei paesi dell’Europa meridionale.
  • Una restrizione degli spazi di democrazia con l’applicazione di trattati che centralizzano le decisioni economiche e politiche più rilevanti riducendo la sovranità dei popoli europei. La riforma costituzionale proposta da Renzi, sottoposta a referendum e bocciata dagli italiani andava esattamente in questa direzione.
  • Un interventismo militare che ha moltiplicato i conflitti dall’Ucraina fino alla sponda sud del Mediterraneo, in particolare in Siria e Libia, ed amplificato le drammatiche migrazioni dei popoli coinvolti dalle guerre.
Questi sono gli effetti di una costruzione istituzionale che oggi si sta dimostrando per di più incapace di fare i conti con una profonda crisi economica e sociale dimostrando l’inadeguatezza delle classi dirigenti del continente.
Tutto ciò avviene in un clima di crescente competizione economica e militare internazionale che oggi viene sostenuta dalla presidenza Trump negli USA, che si impegna nel riarmo nucleare, alla quale l’UE risponde da un rinnovato protagonismo anche militare, come è stato rivendicato nella 53ma edizione della Conferenza sulla Sicurezza tenutasi in Germania dall’Alto Rappresentante per la sicurezza Federica Mogherini.
Per questo pensiamo che il 25 Marzo non sia una giornata di festa ma deve divenire una giornata di lotta e mobilitazione contro il vertice che si terrà nella città di Roma.
Per questo il 25 marzo manifesteremo a Roma per ribadire il nostro NO sociale a Euro, UE e NATO, per la democrazia e i diritti sociali.
Primi firmatari:
Piattaforma Sociale Eurostop, USB, UNICOBAS, Movimento No TAV Val di Susa, Forum Diritti Lavoro, Contropiano, Carovana delle periferie Roma, Noi Restiamo, Militant Roma, Centro Sociale 28 Maggio Brescia, Rossa, Rete dei Comunisti, Partito Comunista Italiano, FGCI, Circolo Agorà Pisa, Fronte Popolare, P101, Economia Per I Cittadini, Collettivo Genova City Strike, Piattaforma Comunista, Nicoletta Dosio, Dino Greco, Franco Russo, Giorgio Cremaschi, Aboubakar Soumahoro, Fabrizio Tomaselli, Luciano Vasapollo, Carlo Formenti, Ernesto Screpanti, Ugo Boghetta, Sergio Cararo, Manuela Palermi, Mauro Casadio, Paolo Leonardi, Emiddia Papi, Paola Palmieri, Guido Lutrario, Carlo Guglielmi, Moreno Pasquinelli, Stefano d’Errico, Bruno Steri, Walter Tucci, Francesco della Croce, Stefano Zai, Francesco Piccioni.
PER ADESIONI: eurostop.it@gmail.com